L'erba del diavolo

E’ sorprendente quante piante si possono incontrare durante una passeggiata lungo la banchina del fiume Tevere dentro la città, una biodiversità vegetale che ha lasciato al vento il compito di riprodurre la maggior parte delle piante, nate spontaneamente dal limo fertile del fiume.

Spontaneamente vi hanno trovato dimora alberi come il platano, il pioppo bianco, l’olmo campestre, piante annuali come l’artemisia o piante perenni come il luppolo; a sorprenderci di più sono le velenose come lo stramonio, chiamato anche: “Erba del diavolo”, cresce orgoglioso ai margini del fiume e si fa notare per i suoi fiori e per le sue grosse capsule spinose di un verde intenso che brillano al sole. 

Lo stamonio ha un fiore a corolla bianca dalla forma tubolare con 5 petali saldati e acuminati, petali leggermente pieghettati da sembrare un vestito; il fiore si chiude durante il caldo del giorno, per aprirsi di notte nel buio dello spazio dove il fiore bianco sembra danzare!

Chiamata l’erba del diavolo, la Datura stramonium, appartiene alla famiglia delle solanacae, cresce ovunque, originaria dell’America tropicale; si racconta che fu diffusa in Europa dal popolo nomade degli Zingari provenienti dalle regioni caspiche dove la coltivavano come pianta medicinale. Predilige un terreno incolto e ruderale, cresce vicino ai fiumi e si trova in mezzo alle colture di cereali. Per la sua alta concentrazione di alcaloidi è una pianta velenosa in tutte le sue parti, principalmente lo sono i semi.

Pianta erbacea annuale, presenta una radice a fittone e può raggiungere due metri d’altezza. Le foglie sono alterne di grandi dimensioni, picciolate con il margine dentato-frastagliato.

La fioritura avviene tra luglio ed ottobre; i fiori ermafroditi lunghi fino a 10 cm e solitari, rimangono chiusi durante il giorno per aprirsi di notte.