Nigella damascena L.

La Nigella damascena è una delle piante spontanee più aggraziate che possiamo incontrare facendo una passeggiata in campagna, cresce fino a 800mt. Appartiene alla famiglia delle ranuncolacee e cresce spontaneea in tutta la fascia del Mediterraneo, fiorisce in tarda primavera, dove trova il suo habitat migliore tra prati incolti e ben drenati, campi aridi e sui bordi di sentieri assolati. Ha diversi nomi popolari: damigella, fanciullaccia, strega, scapigliata, occhio di pavone, barba di frate. 

I nomi le sono stati attribuiti sicuramente per le sue brattee, così sottili come capelli che le conferiscono un’immagine di chioma scompigliata, spettinata. E’ un’erbaccia annuale, il suo fusto raggiunge i 25 – 40 cm d’altezza, i suoi fiori solitari e delicati sono composti da 5 petali sui toni dell’azzurro a volte pallidi a volte intenso. 

La nigella deve il suo nome dal latino “nigellus” nerastro diminutivo di nero, per il colore dei suoi semi rugosi e triangolari, racchiusi nell’interno del frutto a forma di capsula.

C’è stato un tempo che il delicato colore dei fiori si trovava tra le spighe del grano maturo tra fiordalisi e gladiolo dei campi. Oggi la chimica le ha sterminate, rendendole a rischio d’estinzione; tra le sementi del grano è difficile trovare i suoi semi infestanti.

Ha dei semi aromatici dal vago profumo di fragola, in passato si usavano per aromatizzare, liquori, confetti e focacce.Questa pianta, già citata nella Bibbia era conosciuta al tempo degli antichi romani, facente parte della medicina tradizionale coranica. In Europa è stata utilizzata fino al XVII secolo poi a poco a poco abbandonata; mentre in India è ancora apprezzata in cucina e come fitoterapica.

 

 Alcuni brani tratti dal libro “Elogio delle vagabonde” di Gilles Clement 

Clement sceglie la nigella per realizzare un "giardino blu" in un paesino nel cuore della Borgogna nel dipartimento  Yonne.

"Avevo scelto la nigella, accompagnatrice naturale delle messi, lei che si lascia scivolare la rugiada con quelle foglie e quel blu delicato dei fiori tra i culmi dritti. In una regione coltivata a grano - dove appunto ci trovavamo noi - la nigella e il suo corteo di messicole dovevano proprio spassarsela. Sembrava esser fin troppo presente allo stato spontaneo, ossessionante. Non facevano che lamentarsene.

Esso conclude il capitolo sulle nigelle, chiedendosi come si salveranno l'erbacce?

“Un secolo e mezzo dopo, la questione si pone in altri termini. Bandite dai luoghi dove crescono spontaneamente, spetta forse al giardiniere dare accoglienza alle malerbe”